Detective Conan

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24/01/'05: Inserita la recensione di Vermouth!

23/01/'05: Apertura! Tutte le sezioni sono attive!
Presenti le recensioni di ShinXela e TheKid!


Part of The Lord of Mistery


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Credits

Graphic by Eneri Mess
Layout by Dulcis in Fundo
Images © Gosho Aoyama & Co.

Questa non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornata senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Why should I read it?

Ed eccovi nella sezione più importante di questo spazio web! Qui verranno raccolte tutte le recensioni a Detective Conan. Per leggerle basterà cliccare sul nick dell'autore e via...!

Mi raccomando, dopo che avete letto, se avete qualcosa da dire, andate in I've something to tell about!

Recensioni

ShinXela

TheKid

Vermouth

 

"Ma che è questo? Un Giallo Mondadori? Che ci fa in mezzo ai manga?"
"Ma no! Non vedi che è il manga di Detective Conan?
"Hm? Vuoi dire di quel cartone col tizio che porta sfiga e droga la gente?"
"Sì, quello!"
"Naaaah, lascialo lì...è una serie noiosa, ripetitiva, tutta uguale...uh guarda! E' uscito il nuovo numero di Dylan Dog!"

Se credete di riconoscervi nei dialoghi sopra riportati, che probabilmente si ripeteranno in non poche edicole del Bel Paese dal 2 febbraio prossimo-data di pubblicazione, da parte della Star Comics, del primo numero del manga di Detective Conan-continuate a leggere...ma anche se non vi ritrovate in tali ameni figuri, ma volete saperne di più su questa serie e, soprattutto, sui motivi per cui dovreste sganciarvi tre virgola dieci euro al mese per oltre quattro anni, continuate a leggere lo stesso...

Era il maggio del 2002 quando sbarcò su Italia 1, in quel periodo regno incontrastato delle repliche di Dragon Ball, la serie animata di Detective Conan. La rete tanto odiata dagli appassionati di animazione l'aveva acquistata presumibilmente in virtù del suo successo (ai tempi erano già usciti 30 volumi del manga e quasi 300 episodi dell'anime), che, nonostante la quasi assoluta mancanza di pubblicità, le numerose censure ( fortunatamente, alla seconda trasmissione, parzialmente alleggerite), e l'assenza di gadget ispirati alla serie, si replicò anche nel nostro Paese, dove gli ascolti arrivarono a pareggiare quelli del ben più blasonato "I Simpson". Nonostante l'ampio consenso, però, non sono pochi a considerare questa serie infantile, ripetitiva, esageratamente inverosimile...insomma, un qualcosa da guardare anche con piacere in televisione, gratis, ma per cui non vale la pena cacciare i dindi per il manga, specie consideratane la lunghezza...eppure, chi non si è accontentato della versione televisiva (peraltro, come già accennato, non immune da manipolazioni da parte di Mediaset), e si è procurato la versione cartacea, ha trovato in essa una profondità e un'originalità non facili da intuire all'inizio, scoprendo quello che si può considerare un piccolo capolavoro, ricco di punti di forza...analizziamoli uno a uno:

-La trama. La serie si può idealmente dividere in due parti: la prima racconta del protagonista della serie, Shinichi Kudo, un ragazzo di 17 anni, ottimo studente, sportivo, ricco di famiglia, adorato dalle ragazze, insomma il classico ragazzo perfetto (e un po' odioso...). Shinichi è un detective: appassionato di romanzi gialli fin dall'infanzia (d'altronde il padre è un giallista), è abilissimo nel risolvere i più complicati casi di omicidio, tanto che le sue collaborazioni con la polizia locale lo hanno reso famoso. Un giorno, mentre torna insieme a Ran, sua amica d'infanzia (ma è implicito che tra i due ci sia qualcosa di più) da una gita con tanto di cadavere incluso a un parco giochi, il nostro protagonista sente due strani tizi vestiti di nero confabulare di loschi traffici, e, salutata l'amica, origlia le loro conversazioni...peccato che i due uomini lo scoprano, e dopo averlo stordito lo costringano ad ingoiare un farmaco sperimentale il quale dovrebbe ucciderlo senza lasciare tracce. Ma Shinichi, invece di morire, si ritrova ad avere l'aspetto di un bambino di sette anni!
Si vede così costretto ad assumere l'identità di Conan Edogawa (prendendo spunto dai nomi di Arthur Conan Doyle, autore delle storie di Sherlock Holmes, e Ranpo Edogawa, giallista giapponese), e, fingendosi parente del professor Agasa, suo vicino di casa a cui ha rivelato quel che gli è successo, andare a vivere insieme a Ran e a suo padre, il detective privato Kogoro Mori (Goro nella versione italiana dell'anime), sperando tramite i casi a lui affidati di riuscire a scoprire qualcosa sugli uomini in nero che hanno causato la sua attuale condizione...peccato che Kogoro sia un detective incapace e pasticcione, e Conan si ritrovi a risolvere i casi al posto suo, grazie ai gadget prontamente inventati dal dottor Agasa...
La vicenda si struttura in forma di episodi autoconclusivi, incentrati su un delitto (quasi sempre un omicidio): il protagonista, e il lettore con lui, ha a disposizione gli indizi che lo porteranno a scoprire il colpevole e le modalità con cui ha agito. In questa prima fase la trama di fondo, che concerne la misteriosa Organizzazione cui fanno parte gli uomini in nero, non ha molto spazio, anche se va detto che i cenni ad essa presenti nei primi volumi nel manga sono scomparsi nei primi episodi dell'anime (causando anche problemi di continuity). Le cose cambiano quando entra in scena Ai Haibara, ossia la
creatrice del farmaco che ha causato il ritorno all'infanzia di Conan; Ai faceva parte dell'Organizzazione con il nome in codice di Sherry, ma si è ribellata ad essa dopo che sua sorella è stata uccisa, venendo così condannata a morire...ma, ingoiando anche lei il farmaco (l'APTX 4869), è tornata bambina ed è riuscita a fuggire dall'Organizzazione, trovando rifugio a casa del dottor Agasa e, dopo l'iniziale diffidenza, la collaborazione di Conan, insieme al quale cercherà di trovare un antidoto al farmaco e un modo di sconfiggere l'Organizzazione...
Con l'entrata in scena di Ai si può dire che inizi la seconda, e più interessante, parte del manga: se gli uomini in nero ritengono morto Shinichi, non la stessa cosa vale per la loro Sherry, per cui la loro minaccia e presenza si farà molto più vicina e pericolosa...uno dopo l'altro fanno la loro entrata in scena misteriosi, inquietanti personaggi, ciascuno dei quali sembra nascondere qualcosa, nessuno dei quali, forse. è davvero chi sembra...in un abile gioco di indizi, piste false, situazioni ambigue, il lettore è portato a non fidarsi di nessuno...cose che potevano essere date per ovvie vengono rovesciate inaspettatamente, si impara a non escludere nessuna possibile interpretazione di una scena, di una frase, di uno sguardo, in una trama costituita da brevi gialli che è essa stessa un giallo, che sta alla base di tutta la serie, dei personaggi che la popolano, delle vicende che a loro accadono...arrivando a numerosi colpi di scena, che destabilizzano il lettore, nel contempo rispondendo a vecchi quesiti e ponendone di nuovi...fino ad arrivare a un finale che ancora non è stato scritto, ma, c'è da esserne sicuri, non avrà nulla di prevedibile. La serie ha infatti superato la quota di 500 episodi su rivista, ma non accenna a finire, e, nonostante la lunghezza, non cessa di appassionare il lettore, che arriva a costruirsi teorie anche assurde che diano spiegazione ai numerosissimi misteri della serie...peccato sia impossibile distinguere tra indizi veri e falsi!

-I personaggi.. In generale, i personaggi della serie sono abbastanza realistici (a dispetto delle situazioni in cui si trovano!); non ci troviamo mai di fronte alle classiche macchiette dei manga, come il pervertito, la ragazza fan service, l'imbranato, e così via: se ciascun personaggio ha i suoi pregi e i suoi difetti, essi non sono mai tali da squilibrarsi a vicenda (perfino Kogoro, che rappresenterebbe la "spalla comica" della serie, possiede una personalità complessa che raramente mostra, anche a causa di certi avvenimenti del suo passato). Sono soprattutto i personaggi femminili a distinguersi, nella serie, per la loro profondità: se la protagonista è la classica "brava ragazza"- comunque molto più forte di quanto non possa sembrare- è Ai, seppur entrata in scena a serie inoltrata, la vera rivelazione del manga, in grado di sopravanzare con il suo carisma tutti gli altri personaggi. La caratterizzazione della piccola scienziata è a dir poco eccezionale: se inizialmente può sembrare il classico "personaggio cinico segnato dalla vita ma in fondo buono", si vede presto come questo stereotipo le stia stretto; il suo comportamento non è mai ovvio e scontato, non la si può definire nè fredda, nè dolce, nè cinica, nè sensibile; nè forte, nè debole...per il semplice motivo che Ai è tutte queste cose insieme, in un carattere pieno di sfaccettature che emergono pian piano, nel corso della serie, conducendo il personaggio verso un'evoluzione lenta e sofferta...la Ai della sua prima apparizione è molto diversa da quella che possiamo vedere oggi, ma allo stesso tempo, è la stessa persona, così umana e vera che sembra uscire dalle pagine. Fondamentale in questo processo sarà il rapporto con il protagonista, all'inizio di pura collaborazione, ma che proseguendo nella serie assume i connotati di una relazione complice e affettuosa, dando vita a numerose situazioni dolci e commoventi...non a caso molti fan sperano che il loro rapporto si risolva in una relazione d'amore, soluzione purtroppo molto improbabile...ma il loro rapporto così com'è non impedisce anche al lettore "tradizionalista" di apprezzare un'amicizia così abilmente e delicatamente costruita. L'altra "diva" della serie è Vermouth, una celebre attrice che fa parte dell'Organizzazione degli uomini in nero, e che, per gran parte della serie, costituisce il volto della minaccia che grava sui nostri protagonisti; di più non si dirà, per non fare spoiler, ma questa meravigliosamente diabolica villain, pur comparendo in scena direttamente poche volte, farà sentire il suo fiato sul collo di Conan e gli altri costantemente...ma, come ogni buon villain che si rispetti, non mancherà di far chiedere al lettore da che parte stia veramente...

-L'originalità. Il mercato dei manga per ragazzi abbonda di fumetti basati perlopiù su combattimenti, trame fantasy, cicli di tornei...Conan invece ha un'ispirazione molto diversa, ossia il giallo classico, quello di Conan Doyle e della Christie per intenderci (ma non mancano citazioni a molti altri autori). Come nelle loro storie, i gialli di Conan sono strutturati come un enigma da risolvere: al lettore sono dati i vari pezzi che lo compongono, e sta a lui capire come ricostruirli, scoprendo come è stato commesso il delitto e da chi...non conta che la soluzione sia assolutamente verosimile (come nelle opere degli autori inglesi, anche in Conan spesso le soluzioni sono troppo macchinose per essere realistiche), ma che funzioni, come il meccanismo di un orologio. Si tratta quindi di una serie che si basa non sull'azione, ma sul ragionamento e sull'attenta valutazione dei dialoghi e delle situazioni, e questo vale non solo per gli episodi autoconclusivi ma anche e soprattutto per la trama di fondo, dove non è raro imbattersi in un indizio apparentemente insignificante che poi si rivela fondamentale...si tratta quindi di un'opera forse meno fruibile di un Dragon Ball, ma decisamente meno lineare e scontata- e, appunto, originale.
Ma sono anche altre le cose in cui Conan si distingue dalla massa: la quasi totale assenza di fanservice, per esempio, che riduce al minimo la presenza di "scorci ravvicinati" delle parti anatomiche delle ragazze del manga...non è cosa da poco, considerato anche quanto facilmente poteva essere sfruttata la condizione del protagonista per gag di questo genere, la rinuncia dell'autore alla tentazione di usare simili stratagemmi per far presa sul pubblico, in cui spesso cadono anche gli autori più abili.
Originale è anche la struttura della trama, che, a differenza della maggior parte dei manga, soprattutto per ragazzi, mostra un'elaborazione curata nei minimi particolari, in cui le vicende più importanti sono decise fin dall'inizio, e quindi costruite e possibili da prevedere con largo anticipo rispetto al loro verificarsi. In un mercato pieno di manga in cui l'autore, esaurite le (poche) iniziali idee, va avanti improvvisando con risultati spesso magri, anche questo non è poco.

In conclusione, Detective Conan è un'opera davvero valida, purtroppo da molti sottovalutata, perchè ci mette tempo a scoprire le sue potenzialità...e perchè l'anime, anche se complessivamente ben fatto, non è in grado di mostrarle interamente. Invece di acquistare il solito "manga che si picchiano", provate a dare una possibilità alle vicende del piccolo detective; non ve ne pentirete!

Vermouth

Detective Conan Forum